i Viaggi di Monique

Viaggiatrice per passione, consulente di viaggio per lavoro. Un blog di Monica Sauna.
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C’è troppo rumore

C’è troppo rumore.

C’è ancora troppo rumore fuori per le strade di alcune città.

Nonostante la quarantena sia ormai stata imposta da settimane, c’è chi esce con una scusa diversa ogni giorno. Incurante delle regole. Incurante del fatto che la distanza sociale e fisica, e la reclusione siano di fatto le uniche chance che ci sono al momento per combattere questo virus.

C’è troppo rumore.

C’è troppo rumore in televisione, sui social, sui giornali.

Troppe polemiche, sterili e per lo più inutili.

Troppo egoiste, false, ipocrite, maleducate ed arroganti.

C’è troppo rumore forse nella testa di ognuno di noi, perchè non è facile comprendere e vivere questo particolare momento, ma il silenzio è dovuto.

E’ dovuto verso chi sta male, ma male davvero.

Verso chi ogni giorno lavora per salvare vite, nonostante metta la propria vita a rischio.

Non sono favole, non sono notizie condite di buonismo, è la realtà dei fatti.

Solo che chi ama fare rumore li vede distorti i fatti.

Non è un rimprovero questo, io stessa sono spesso arrabbiata, incapace di stare in silenzio e uso la voce, troppa, per farmi sentire.

Ma di fronte a tutto questo dolore, la voce si è affievolita, ed è d’obbligo il rispetto.

In rigoroso silenzio.

C’è troppo rumore in chi pretende di aver ragione; in chi accusa l’altro senza preoccuparsi di proporre prima una soluzione migliore.

C’è troppo rumore in chi pensa solo a sè stesso, al proprio orticello, alla propria vita materialista.

Oltre tre miliardi di persone confinate in casa nel mondo.

Un numero di morti che varia ogni secondo.

Una crisi economica che sarà devastante, per molti, ma non per tutti forse.

Ma la natura va avanti.

I fiori sbocciano, gli uccellini cantano, il cielo è azzurro ed il sole splende.

Balene e delfini ripopolano alcuni mari, l’acqua a Venezia si tinge di azzurro.

La natura ha capito che non serve a nulla fa rumore. Le cose accadono. Bisogna accettarle.

Il mondo aveva bisogno di tornare a respirare.

E per farlo ci ha chiusi in casa.

Ha tolto il rumore, assordante ed inquinante, del nostro modo di vivere, e ci ha reclusi, come topi, come cavie.

Ma siamo a casa, la nostra, con tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Mangiamo, pure troppo; divoriamo film e serie tv dal nostro divano; lavoriamo da casa, facciamo sport, ridiamo, scherziamo, ci amiamo, versiamo lacrime.

Potremo fare nostro questo momento, cercando di diventare persone migliori.

Evitando magari di stare ore sui social a criticare e commentare (mea culpa, inizialmente l’ ho fatto anche io); potremo fare un corso di inglese o imparare un’altra lingua straniera; costruire un lego o un puzzle infinito. Dipingere, scrivere, cantare, restaurare un vecchio mobile che ci guarda a anni.

Perderci tra libri da leggere, bere un bicchiere in più in chat con gli amici di sempre; cucinare la pizza più buona mai fatta, e tentare di fare il sushi home made con un risultato disastroso.

Potremo anche starcene senza fare niente, senza sentirci in colpa.

In fondo in una routine sempre troppo frettolosa, ognuno di noi ha sempre sognato qualche momento in più di relax, in casa, con la famiglia; ed ora che ne abbiamo l’opportunità, continuiamo a urlare, a fare rumore.

Certo ci manca la libertà.

La libertà di fare cose, di uscire anche solo a respirare una boccata d’aria, e ve lo dico io che da immunodepressa sono reclusa dallo scorso 2 marzo e no, non esco neanche per fare la spesa o buttare la spazzatura.

Ma non scalpito.

Non urlo.

Rimango in silenzio nel rispetto di chi la vive per davvero questa “guerra”.

Ricordo ancora i pochi giorni di terapia intensiva, quando mio padre si aggravò. I tubi, tanti, le macchine rumorose a cui era attaccato, i pochi minuti che mi concedevano per vederlo, infilata in un camice sterile, guanti e mascherina.

Avevo imparato a leggere tutti i valori della cartella clinica, per trovare uno spiraglio, un segnale positivo.

Ho impresso nella memoria quelle immagini, e oggi più che mai l’unica cosa importante è che nessuno della mia famiglia, delle persone che conosco e a cui tengo, finisca in quel modo.

Perchè sapete, non me frega niente delle statistiche sui malati, l’età, le patologie esistenti o meno; smettetela di dare per scontato che a voi non capiterà nulla. Smettetela di vivere come se foste immuni ad un qualcosa di sconosciuto e letale per molti, tanti.

C’è troppo rumore.

E io questo rumore oltre a non comprenderlo, non lo accetto.

Ci sarà il tempo per le polemiche, per la rabbia, per fare i conti economici.

E sarà durissima, e non è retorica la mia, sono un’agente di viaggio, quindi immaginate come possa essere la mia condizione lavorativa.

Milioni di persone rischiano il lavoro, mancheranno i soldi per ritornare a condure la vita di prima.

Ma è proprio per questo che non ha senso il rumore.

Perchè forse dobbiamo accettare che alla vita di prima magari non torneremo.

Vorrà dire niente cellulare ultimo modello; niente cene fuori per un po’; niente viaggi e vacanze; niente shopping superfluo.

E chi se ne frega!

Se usciremo presto da questo girone infernale, potremo cercare di ritornare alla normalità continuando ad essere solidali gli uni con gli altri.

Perchè altrimenti il cantare dal balcone, il fare flash mob insieme, saranno stati solo una farsa.

La vera sfida sarà continuare ad essere altruisti, generosi, umani, anche e soprattutto dopo, quando tutto questo sarà finito.

Se qualcuno di voi leggerà tutto questo post, forse mi troverà ridicola. Penserà “questa scrive fuffa”, “fa la buonista per convenienza”.

Ma chi mi conosce sa che io amo scrivere “pipponi” chilometrici per buttare fuori i miei pensieri.

E l’ho fatto ora, in questa quarantena dove continuo a sentire troppo rumore.

L’ho fatto per me stessa.

Perchè quando tutto questo sarà finito e tornerò ad essere la Monica di sempre, con i miei mille mila difetti, potrò rileggere queste poche righe.

Smettere di fare rumore.

Ritrovare il silenzio.

Ed essere grata di ciò che ho.

Perchè tranne un grandissimo desiderio, che purtroppo ora si è interrotto con l’arrivo del virus, non mi manca niente.

Sono felice, anche se ammaccata, malata e fuori forma.

Sono felice.

E cerco di non fare rumore.

 

@photocredit by unsplash site.

2 Discussions on
“C’è troppo rumore”
  • Stupendo, fa pensare… dovremmo pensare tutti e capire che questo rumore non ci porterà da nessuna parte. La situazione è già tanto tragica così, non serve il rumore a peggiorarla. Io vorrei crederci ma so già che nessuno imparerà o migliorerà da questo. Troppo pessimista? Forse si ma l’unione che c’è stata fin’ora mi è sembrata solo una piccola patina.. spero proprio di sbagliarmi. Facciamoci forza e aspettiamo di tornare a sentire il rumore quotidiano delle nostre vite.

    • Grazie di cuore Veronica, Grazie per aver letto queste parole e per il tuo pensiero. Ti abbraccio forte.

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