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Pensieri Sparsi

Non possiamo perdere di vista che ciò che siamo veramente

“Non possiamo perdere di vista che ciò che siamo veramente. Non possiamo oscurare la luce che ci rende speciali”.

E’ difficile mantenere attivo il mio blog di viaggi, non viaggiando.

E forse non è il massimo pubblicare scatti su Instagram che di fatto risalgono a momenti passati più o meno lontani.

Ed è arduo starmene qui, senza poter fare grandi progetti di viaggio da ormai due anni (considerando che l’on the road nel New England dello scorso anno è anche saltato).

Ho aperto il blog di viaggi per raccontare le mie emozioni in viaggio, poi si è evoluto e ho deciso di pubblicare contenuti inerenti al mio lavoro (viaggi di nozze che organizzo, proposte ed ispirazioni di viaggio) fino ad arrivare alla sezione “pensieri sparsi”, dove a volte pubblico parole sconclusionate come queste.

Un luogo dove butto dentro i miei pensieri, dove lascio scorrere le mani sulla tastiera per vedere cosa ne viene fuori.

Ho così tante cose di cui vorrei scrivere.

Di me.

Di come mi sento da un po’ di tempo. Delle delusioni e delle “mazzate” che la vita continua a darmi, a darci.

Di come cerco di rimettermi in gioco, ma spesso cado, stanca, arrabbiata, depressa.

Solo che sono combattuta e mi chiedo se nel mondo dei social, nel grande caos che è internet, abbia un senso parlare anche di cose brutte e spiacevoli; di far sentire una voce che si è soffocata per mesi e mesi ed ora vuole uscire e urlare.

Sembra tutto così bello nel mondo del blog.

Pagine internet curate, scatti da copertina, palette di colori in sintonia, racconti di viaggio che trasmettono sensazioni bellissime. Sono poche le note stonate, gli scatti sfocati, i commenti negativi su luoghi, cose, persone.

E’ come se tutto fosse racchiuso in una bolla, dove per entrare devi in qualche modo adeguarti ed essere anche tu “carino e coccoloso”, lasciando fuori tristezza, rabbia, brutti pensieri; indossando una maschera, magari rosa, sorseggiando cappuccini al matcha in qualche bar alla moda.

D’altronde forse è giusto che sia così, usiamo i social per estraniarci dalla nostra routine già abbastanza difficile, perché piombare in luoghi dove c’è chi si lamenta e racconta cose poco accattivanti?

Se dovessi laurearmi adesso, forse farei una tesi su questi temi, su cosa si vuole veramente trovare sui social e su quanto stiano distorcendo la realtà, ma noi ce lo facciamo andare bene comunque.

Fino a quando saremo disposti ad accettare scatti di viaggio fantastici, ma surreali?

Colori del mare editati al limite della follia, abiti svolazzanti, trucco e parrucco in perfetto ordine mentre si fa trekking tra le risaie, o nel cuore di Bangkok anche quando la percentuale di umidità è al mille per cento (ecco qui forse sono solo gelosa perché io a Bali sembravo uscita dalla lavatrice senza risciacquo dopo soli dieci minuti all’aria aperta).

Amo i blog curati, i profili Instagram carini, ma vorrei che ci fosse più sincerità, soprattutto nel raccontare qualcosa.

Vorrei leggere delle alghe lungo le spiagge del Messico; della sporcizia che spesso si trova anche nelle metropoli americane, perché sì New York è strepitosa, ma la “Grand Central Station” non è propriamente il ritratto della felicità tra immondizia e senza tetto.

Vorrei leggere di come veramente ci si sente quando si viaggia: stanchi, assonnati, a volte sudati e sconvolti per le corse in aeroporto per non perdere il volo; disgustati dall’hotel low budget che in realtà è una bettola fuori dal mondo, del cibo spazzatura che si ingurgita o delle fregature che spesso ci capitano in viaggio.

Perché non ditemi che non vi è mai successo tutto ciò; non ditemi che in ogni viaggio tutto è andato alla perfezione e siete partiti e tornati freschi come una rosa, perché non vi credo.

Vorrei leggere di pianti, risate, di difficoltà, di quanto è dura risparmiare anche solo per concedersi un weekend a Parigi. Perché vedete, è tutto bellissimo nel mondo del web, ma lì fuori c’è chi se lo sogna un weekend a Londra.

Quante volte ho ricevuto messaggi del tipo “come mai non viaggi più?”, beh facile, a parte il discorso salute che affronterò prima o poi anche qui, la risposta è ovvia “non ci sono i soldi”.

Perché potete scrivere guide di ogni tipo su come viaggiare low cost, su quando è bene prenotare un volo aereo per trovare la tariffa migliore (seduti a testa in giù nella notte tra il martedì e il mercoledì per esempio, recitando un “expecto patromun”), ma la verità è che servono i soldi per andare ovunque, anche tre giorni in treno fino a Firenze.

Vorrei che ci fosse più umiltà quando si racconta di viaggi e vacanze, perché chi ci legge non ha la nostra stessa fortuna.

So che la maggior parte delle persone fa sacrifici per viaggiare, e non è ovviamente tenuto a dirlo, ma a volte arriva un messaggio diverso ed il lettore medio sui social, colui che non li usa ma ne fruisce solo come lettore appunto, ha una visione distorta della realtà.

Sembra che tutti possano viaggiare, senza se e senza ma, con tanto di borse griffate ed outfit ad hoc in base al luogo che si va a visitare.

Tralasciamo il fatto che al lavoro uno su due arriva da me dicendo “sai l’ho letto /visto su internet” come se fosse la Bibbia del secolo, ma ricordiamoci che quello che scriviamo spesso viene interpretato e distorto, e un po’ di chiarezza in più non farebbe male.

Vorrei tornare a progettare viaggi, a raccontare sul blog delle mie piccole /grandi avventure; vorrei trascorrere i weekend tra guide di viaggio, letture, mappe e calcolatrice, per incastrare voli, hotel, budget…ma per ora i progetti sono altri e al posto dei viaggi ci saranno, spero, piccoli break di vacanza.

Con gli occhi sognanti e la speranza di ritornare a scoprire una parte di questo mondo.

Non so perché ho buttato giù queste righe.

Non so perché decido di pubblicarle.

Ma il blog è uno spazio che curo un po’ come un diario, e avevo bisogno di liberare questi pensieri, di ritrovare la voglia di scrivere di ciò che amo, cioè viaggiare, anche se non posso più farlo (per ora).

Non voglio assolutamente giudicare nessuno in questo mio monologo senza senso, voglio solo esprimere ciò che penso sperando di trovare più realtà sul web, più sincerità e verità, che non fanno mai male.

Se avete letto fino a qui siete dei grandi! E vi meritate un grande affetto virtuale ed una tazza di tè e biscotti.

“Non possiamo perdere di vista che ciò che siamo veramente. Non possiamo oscurare la luce che ci rende speciali”.

stopover-travelstopover-travelLe azioni decisive della nostra vita sono di solito azioni avventatema-travel-blog-cambia-tuo-modo-di-viaggiare

2 Comments

  • Veronica
    28 Aprile 2020 at 11:16

    Finalmente un po’ di verità.. perché sei riuscita a mettere nero su bianco quello che una persona “normale” pensa vedendo quelle gallery e quei blog “perfetti” sotto ogni punto di vista ma vuoti.. vuoti dei reali pensieri e della vita nascosta in quegli scatti. Anche io sono un po’ l’antitesi del fashion in viaggio, perché se non risulterò perfetta nello scatto poco importa, restano altri ricordi. Ricordi che, per ora, ci accompagnano fino alle prossime partenze che chissà quando saranno.. e non solo per la situazione che stiamo vivendo ma perché viaggiare costa, anche per noi , e chi spende poco o si adatta o mente.

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    • I Viaggi di Monique
      28 Aprile 2020 at 11:42

      Grazie x averlo letto e per aver colto esattamente ciò che penso. Non voglio assolutamente offendere o puntare il dito contro nessuno, ma solo far capire che se torniamo agli scatti veri, sinceri, forse è meglio per chi sogna di visitare alcuni luoghi, ma a volte riceve notizie un po’ troppo condite. Un abbraccio a te.

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